La PA.
Leggo, via feed, il post di Due Chiacchiere: “destra o sinistra? no, indietro” che cita il pezzo di Repubblica sulla dura vita lavorativa nella pubblica amministrazione.
Io, osservo con i miei occhi, e vivo quell’esperienza, ogni mattina, da circa 20 giorni.
Lavoro come auditor – revisore dei conti – “in servizio” (fortunatamente temporaneo) presso una azienda municipalizzata del Comune di Roma.
La dura vita degli impiegati è la seguente: si timbra alle 8.30 e si riesce; oppure si va in una pausa caffè, fino alle 9.15.
Poi, finalmente, si sale alla postazione lavorativa, si accende il PC, la radio, e si “inizia a lavorare”. Alle 10.30 è l’ora della pausa sigaretta e caffè, fino alle 11.15.
Alle 12.45 è pausa pranzo (spontanea e non autorizzata). Le porte delle stanze si chiudono, si spande un buon profumo e… si pranza… ovviamente, non posso essere ricevuto.
Alle 14.00, pausa pranzo ufficiale, fino alle 15.00; poi pausa caffè (non ufficiale), fino alle 15.15.
Alle 17.00 si spegne il tutto e si va davanti al tornello, perché l’uscita è alle 17.30, dopo una lunga (e dura) giornata di lavoro.
Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Certo ci sono persone che lavorano. Poche.
Questa è la pubblica amministrazione vista da una nuova generazione.
Parli di PA, allora mi permetto di intervenire, visto che da ex-revisore nella REY, ora lavoro nella PA… Dove sono io ce lo sognamo quello che fanno nei comuni, province e tutti gli “inutili” sovraenti statali pieni di fannulloni…. Io il 90% delle volte sono fuori ufficio a fare verifiche generali; hai presente il lavoro del revisore: bene, soltanto che non lo puoi fare a campione, e devi portare risultati in 200 ore (e non ti metti d’accordo con i clienti sugli errori “materiali”, come ho visto fare in revisione), altrimenti sei fuori target… Ok, farò le mie 36 ore, ma di certo non ho le varie e belle pause che si fanno negli enti locali…. Quindi non si può fare di tutta l’erba un fascio… Saluti.
Hai assolutamente ragione: nella stragrande maggioranza degli Uffici della PA, la situazione è quella che dici. Conosco però anche Uffici pubblici nei quali si lavora, onestamente ed efficientemente. Quindi è giusto non fare di tutta l’erba un fascio.
Una riflessione però: ma perchè è così? Poche motivazioni? Poco spirito di sacrificio e di senso di responsabilità? Poca meritocrazia? Pochi controlli da chi dovrebbe organizzare, dirigere reprimere e premiare? Il “ma che interessi hai a fare bene il tuo lavoro” è la vera preoccupazione che anima il dipendente della PA nel confronto con i colleghi, come se ogni operazione ben fatta presupponesse interesse privato e fosse, in ogni caso, da guardare con sospetto.
Il motivo viene da lontano; risiede a mio avviso nella convinzione che si respira appena si entra in un Ufficio che tutto sia dovuto, che il fatto di operare per la PA sia una specie di sovvenzione che lo Stato deve ai cittadini. Il rapporto spersonalizzato, poi, fa il resto.
Come ci siamo arrivati? Dal sei politico, dallo stipendio uguale per tutti, dalla massificazione, dal diritto – presunto – di poter fare e dire qualsiasi cosa, dalla convinzione che “la squadra” sia una cosa bellissima ma per vedere giocare gli altri e non se stessi. Ci siamo arrivati immaginando che la furbizia e l’elusione dei propri doveri siano i veri valori da perseguire nella nostra società, che i furbi siano una classe privilegiata da ammirare ed imitare. Che i veri valori siano il massimo tornaconto con il minimo della fatica anche a danno della collettività.
Nei paesi più evoluti la PA è un esempio di efficienza, è un modello da raggiungere per tutti. Noi, come al solito, interpretiamo la democrazia a modo nostro, ma così,come si vede, non si va lontano.
fantastico!
ciao fede!!! hai pienamente ragione infatti dei miei coleghi anziani lavorano veramente 1 su 3 e fanno fare tutto ai giovani!!!! spero di vederti presto devo ancora fare la festa di laurea!!