mar142009

Crisi.

CrisiC’è grossa crisi in giro quando alcune multinazionali iniziano ad inviare email a tutti i dipendenti affermando che c’è un eccesso di capacità produttiva (in queste aziende i dipendenti sono come i cespiti, ricevono una mail con le ore lavorate nel fiscal year – una specie di ammortamento)… Pertanto chiedono a tutti i dipendenti di prendersi fino a 20 giorni di aspettativa non retribuiti (ma, in inglese suona meglio: additional leave) per fronteggiare “l’eventuale temporaneo eccesso di capacità produttiva nell’ambito delle Service Line“. Tale iniziativa è però rivolta solo al personale dipendente e non anche ai soci perché “è necessario che loro siano vicini a nostri clienti“.
Evito di commentare l’idiozia dell’iniziativa in una azienda nella quale i dipendenti non sono soddisfatti. Credo che l’iniziativa potrebbe funzionare solo qualora il personale dipendente riconosca di operare e vivere in un azienda “unica” orientata alle persone, in cui la ripartizione dei profitti è omogenea o comunque ritenuta giusta e condivisa.

dic212008

La mia esperienza di laurea

Corona di alloroE’ passato un anno e due mesi da quel fatidico giorno. Questo post è stato meditato, proprio per non essere schiavo dell’euforia e dalle delusioni del momento.
Finalmente questo incubo è finito, e posso esprimere liberamente, senza paura di ritorsioni, le mie opinioni circa la mia esperienza di laurea. La mia esperienza è stata decisamente negativa.
Spero che questa comunicazione sia apprezzata dal momento che, secondo i più moderni manuali di marketing e di management (alquanto inutili, ma purtroppo letti e riletti) si dovrebbe incentivare l’utenza (ovvero gli studenti, nel mio caso) a lasciare un feedback.
Le ragioni di ciò sono da ricercare in una scarsa collaborazione con il professor R. Giovannini, il quale non ha mai indicato chiaramente ciò che desiderava e soprattutto come desiderava che fosse realizzato il lavoro, limitandosi ad indicare, solo negli ultimi tempi:

  • una maggiore focalizzazione sul caso
  • i documenti necessari per redigere un lavoro soddisfacente.

E’ solo il caso di aggiungere che spesso sono stati richiesti documenti che non erano di dominio pubblico e il cui reperimento risultava essere impossibile o estremamente oneroso (contatti con il management della società). L’aiuto nel reperimento dei dati e della documentazione da parte dei suoi collaboratori è stato nullo, nonostante per la natura degli incarichi svolti ciò sarebbe risultato agevole.

Come spesso faccio presente ai miei amici che si trovano ad affrontare l’annoso problema della tesi di laurea è che: per lo studente, la laurea rappresenta un sacrificio, la conclusione di un ciclo di studi, di un periodo della vita; mentre, per il professore, è solo, l’ennesimo e non retribuito incombenza da fronteggiare.

Inoltre secondo la mia personale opinione, il fattore critico di successo per una Università sono:

  • Una buona preparazione
  • Efficienti contatti con le aziende (Placement Office)
  • Votazione superiore alla media.

Se una università privata non riesce a raggiungere questi obiettivi, con uno studente medio, allora può tranquillamente chiudere i propri Atenei.

La mia opinione personale circa la capacità della Luiss di raggiungere i propri fattori critici di successo, così come vengono poi percepiti dall’utenza (gli studenti) è “nella norma”. La preparazione è discreta, in molte materie; appena sufficiente in altre; raramente eccellente, usualmente eccessivamente teorica e poco pratica, scarsamente pragmatica, eccessivamente nozionistica.
I contatti del Placement Office si limitano alle Big Four, che hanno ben piacere di assumere apprendisti (e pagarli come tali), ma che si preoccupano e hanno un orientamento al risultato tipico di un dirigente.

nov162008

Pippo, Pluto e Paperino. In auto.

Un dialogo ambientato a Paperopoli:

Pippo: “Andiamo ad Ariccia a mangiare la porchetta?” “Andiamo a Fregene? Al mare? E a ballare” “Scendiamo insieme a casa?”
Paperino: “Si! Ma smezziamo la benzina”. [NdR: Però dividiamo il costo della benzina]

Questo è il tipico dialogo in un gruppetto di ragazzi, di studenti universitari, non solo a Paperopoli.
Qualcuno resta sconvolto, e dice, sottovoce, all’amico del cuore: “che cafonaggine, chiedere addirittura di smezzare la benzina, ma siamo amici da una vita!!
Io rispondo: mi pare il minimo, oltre anche al pedaggio autostradale

Mi stupisco, ogni volta, come si debba addirittura dire “smezziamo la benzina”. Dovrebbe essere sottointeso, dato per assodato.

Ovviamente, Paperino può sempre dire: “non ti preoccupare, Pippo; tanto c’è Zio Paperone che mi finanzia!”

Chi “sceglie” di prendere la macchina:

  • Corre dei rischi, decidendo di guidare lui per tutti. In caso di incidente, la macchina danneggiata sarà la sua; e non solo la macchina…
  • Si affatica più degli altri, dovendo mettere attenzione alla guida; mentre gli altri possono tranquillamente dormire
  • Rinuncia alla sua libertà personale, infatti non potrà bere alcolici; o almeno non dovrebbe!
  • Usura la macchina

Spesso, infatti, ci si dimentica che possedere una macchina determina:

  • L’investimento di un capitale iniziale (il costo della macchina)
  • Il costo-opportunità del capitale iniziale (se compro la macchina, non posso investirli in PCT – Pronti contro termine)
  • Il costo dell’assicurazione RCA e Furto
  • Il costo della Tassa automobilistica e della revisione
  • Il costo per il carburante e i pneumatici
  • Il costo per le riparazioni e manutenzioni.

Dunque, il costo del carburante è una delle tante voci che costituiscono il costo legato all’utilizzo di una macchina; quello che forse, ha un coefficiente al chilometro maggiore, ma non il solo.

L’ACI ha pubblicato il costo chilometrico. L’ammontare minimo è di 0,40 € al chilometro. I costi chilometrici sono stati calcolati tenendo in considerazione:

  • Costi annui non proporzionali alla percorrenza; ovvero tutti i costi che in ogni caso l’automobilista deve sostenere, indipendentemente dal grado di utilizzazione del veicolo
  • Costi annui proporzionali alla percorrenza; di cui la benzina rappresenta una quota parte; ovvero i costi che direttamente o indirettamente sono connessi al grado di utilizzazione del veicolo stesso.
ott252008

I leader di successo.

Il grande Capo

Mi ha molto colpito questo articolo. Talmente che lo riporto integralmente:

Per fare prosperare e vivere a lungo un’impresa o un’istituzione, il capo non deve solo saper scegliere ma anche formare i suoi collaboratori, farli crescere. Per riuscirci deve occuparsi di loro, motivarli, metterli alla prova, correggerli, farli tentare di nuovo. Ho visto però molti imprenditori, molti manager e alti funzionari pubblici che invece tendono a concentrare tutto nelle proprie mani. Assegnano ai collaboratori un compito limitato, specifico, gli forniscono solo poche informazioni. E guai se qualcuno allarga un po’ la sua visuale, se fa nuove proposte originali, se prende iniziative.

Perché agiscono in questo modo? Alcuni lo fanno perché sono dei mediocri, non sanno affrontare e risolvere i problemi, non sanno decidere. Chiacchierano, promettono, rinviano. Non delegano perché temono che i collaboratori possano superarli, sono terrorizzati all’idea che qualcuno di essi possa offuscare il loro ruolo e, domani, usurparne il posto. Invidiano chiunque emerga e perciò lo frenano, lo frustrano, lo paralizzano.

Ci sono però anche dei capi che, pur essendo attivi ed energici, non delegano e non insegnano. Di solito lo fanno perché non hanno fiducia negli esseri umani, sono sospettosi, vedono dovunque complotti e intrighi e temono che i dipendenti possano sbagliare e fargli fare cattiva figura. Vogliono attorno a sé solo degli esecutori, non dei collaboratori. Per giustificarsi dicono che non trovano persone capaci, in realtà sottovalutano gli altri e sopravvalutano se stessi. Sono autoritari, vogliono essere gli unici protagonisti dell’impresa, però quasi sempre falliscono perché perdono tempo in questioni di dettaglio e trascurano quelle importanti.

Ci sono infine dei capi che non fanno crescere i propri dipendenti perché pensano solo a se stessi. Non gli importa nulla dell’istituzione che governano, del suo sviluppo, del suo futuro, vogliono solo far bella figura e aver successo finché la dirigono loro. Non gli interessa cosa succederà dopo, non vogliono né un continuatore né un erede, non gliene importa niente.

Chi si preoccupa allora di fare crescere i suoi, di formarli, di farli diventare dei capi? Solo chi si sente tanto forte da poter aiutare gli altri, solo chi pensa più all’istituzione che a se stesso e si considera uno strumento per orientarla ad inventare cose buone e che durano nel tempo. E comprende che, se si circonda di persone motivate, valide e capaci, alla fine ne avrà meriti e riconoscimenti.

Via Corriere della Sera | Vale