set172007

La cena perfetta.

Quando ceniamo fuori con un gruppo di amici spesso dividiamo il conto in parti uguali. Ma è la soluzione migliore? L’analisi di un economista gourmet.

Vi è mai capitato di andare a cena con un gruppo di persone e di dividere il conto in parti uguali? Tra i miei amici è una cosa molto comune. In quel caso, siete mai stati tentati di ordinare di più? Dopo tutto, per ogni dollaro in più che spendete, pagherete solo 1 dollaro per 1/N (dove N è il numero dei partecipanti alla cena).

Sarah Reber, un’economista dalle intuizioni eccellenti, è stata la prima persona a farmi notare che alcuni mangiano a spese degli altri. Era il 1998 e all’epoca non le ho dato retta.

Ma in seguito mi sono imbattuto in un interessante articolo di Uri Gneezy, Ernan Haruvy e Hadas Yafe, in cui gli autori descrivono un test condotto su un gruppo di persone che andavano al ristorante.

All’inizio della cena, ogni partecipante ha ricevuto, in maniera riservata e casuale, una delle seguenti informazioni:

  • a) ognuno avrebbe pagato il proprio conto;
  • b) avrebbero diviso il conto in parti uguali;
  • c) la persona che aveva proposto l’esperimento avrebbe pagato il conto.

Alla fine chi aveva ricevuto la prima informazione ha consumato meno, chi pensava che la cena fosse offerta ha consumato di più, e chi si aspettava di dividere il conto in parti uguali ha consumato una via di mezzo.

Insomma, le persone consumano di più se sanno che gli altri si accollano parte (o la totalità) del loro conto. E se ne infischiano del danno economico che arrecano agli altri. La logica vorrebbe che ognuno pagasse per sé, ma allora perché è così diffuso dividere il conto? Probabilmente per semplicità: è difficile calcolare quanto ha speso una singola persona. Inoltre, suggerire a tavola che ciascuno paghi per sé è un po’ come accusare gli altri di non avere a cuore le vostre finanze.

Ragionare sul lungo periodo
Quando facevo il dottorato andavo spesso a cena fuori con una mia coinquilina buongustaia. Alla fine davamo entrambi la nostra carta di credito al cameriere perché pagavamo a metà. Il più delle volte, però, il conto era un numero difficile da dividere esattamente in due: 46,13 dollari, per esempio. Di solito la spesa veniva divisa in 23 dollari e 23,13.

A me, in quanto uomo, arrivava sempre il conto più alto. È accaduto troppe volte perché potesse essere un caso. Basandomi su questo piccolo esperimento, immagino che tocchi quasi sempre agli uomini addossarsi quei pochi centesimi in più. Economicamente non cambia molto, ma psicologicamente il dato diventa interessante: i camerieri pensavano che offrire la cena fosse compito mio?

La mia amica Lise mi ha scritto che dividere il conto in parti uguali è ingiusto soprattutto nei confronti delle donne, che in genere mangiano poco (anche se un articolo del New York Times ha segnalato che spesso le donne a una cena galante ordinano la bistecca).

Certo, abbiamo visto che ci sono casi in cui fare a metà è tutt’altro che facile. Ma in genere è la soluzione più semplice. E questo ci porta a una nuova teoria: scegliamo di pagare tutti la stessa somma per esclusione, pur di non infilarci in discussioni e calcoli interminabili che rovinerebbero anche la più piacevole delle cene.

Inoltre, anche se dividere il conto in parti uguali non è sempre giusto, funziona quando il costo è spalmato su una media generale. Oggi potrei ordinare più dei miei amici e domani meno: se ragioniamo sul lungo periodo, alla fine, che importa? La preoccupazione di Lise è che le donne rimarranno sempre al di sotto di questa media, perché di solito ordinano di meno.

Forse è così, ma quest’ingiustizia ne compenserebbe un’altra: quella per cui in genere è l’uomo a pagare la cena quando esce con una donna. Inoltre la spesa sostenuta dall’uomo andrebbe analizzata alla luce di spese tipicamente femminili, come i vestiti, o della differenza degli stipendi tra uomini e donne. Ma questo è un vespaio che sarebbe meglio non aprire. Soprattutto durante una cena galante.


Marginal Foodie
insegna economia a Baltimora. Appassionato di cibo, sul suo blog segnala i migliori ristoranti della città sul piano gastro-economico. Questo articolo è uscito in tre puntate con il titolo The economics of splitting the bill.

Via Internazionale.it | Lady B.

[tags]Cena, Conto, Galanteria[/tags]

set42007

Indovinello. Quanto fa?

Quanto fa?

      Sommate i numeri pari compresi tra 1 e 10 (estremi compresi)
      Dividetelo per il numero ottenuto dalla sottrazione tra quello dei Comandamenti e i nani amici di Biancaneve.
      Moltiplicatelo per la differenza tra i cani dalmata della Carica e 91.
      Dividete la somma per il numero dei Moschettieri compreso D’Artagnan
      Aggiungete il numero delle corde di una chitarra e poi moltiplicate per 2 e sottraete 2
      Aggiungete 40
      Sottraete 99 e moltiplicate per i giocatori di una squadra di calcio meno quelli di una di baskter
      Sottrate il numero pari compreso tra 5 e 7

[tags]Indovinello[/tags]

ago222007

I falsi miti.

Viviamo nell’epoca dei falsi miti. Non ho nulla contro la Signora della blosfera.

Si dice sempre che il passato, in una sua qualunque epoca, sia stato un periodo caratterizzato dall’esistenza di miti e leggende, di storie.
E’, infatti, al medioevo, che vanno attribuite le “invenzioni” della stregoneria, della magia nera.
Pensiamo, spesso, che, il XXI secolo è privo di opinioni insensate. Eppure, alcuni miti esistono sempre, e, il paradosso, è che riguardano oggetti di vita quotidiana, di utilizzo comune: il cellulare; che, certamente, non può essere definito come sconosciuto o come oggetto raro, al contrario dei destinatari delle leggende del passato (come le rosse, nel medioevo).

Sento, spesso, e direi, purtroppo, frasi simili a questa:

Mannaggia, vedi un po quella/o *@*!*#@! della mia/o amica/o che mi chiama mentre si sta divertendo a * e mi fa pure pagare per farmi rosicare, mentre io sono qui a *, in un paesino sperduto, dimenticato da Dio e dagli uomini/donne.

*: wildcard city

Bene, direi che è giunta l’ora di dire la verità:

  • NON SI PAGA MAI SE SI RICEVE UNA TELEFONATA E CI SI TROVA IN ITALIA; ANCHE SE IL PROPRIO INTERLOCUTORE SI TROVA ALL’ESTERO
  • SI PAGA SEMPRE LA QUOTA DI ROAMING INTERNAZIONALE SE SI RICEVE UNA CHIAMATA QUANDO SI E’ ALL’ESTERO, ANCHE SE LA TELEFONATA PROVIENE DA RETE FISSA
  • SI PAGA LA PROPRIA TARIFFA PIU’ LA QUOTA DI ROAMING SE SI CHIAMA DALL’ESTERO INDIPENDENTE DALLA DESTINAZIONE DELLA CHIAMATA

Molti diranno che non è vero.

Ragioniamo (anzi, ragionate!): Se così non fosse, immaginatevi che bello “scherzosimpatico si potrebbe organizzare ad un carissimo amico: lo chiamate dal cellulare e gli dite di parlare pure con calma, senza fretta, tanto voi siete in Italia (e quindi lui non paga nulla), quando voi, invece, in realtà, vi trovate dall’altra parte del mondo, in Australia.
Inoltre, se così non fosse, le tariffe sarebbero da intendersi “a partire da”. Vi immaginate che incubo, o quanti dispettucci si potrebbero fare.
Il cellulare sarebbe una mannaia, una spada di Damocle sopra le nostre teste.

Chiudo questo post con un proverbio: Prima Pensa Poi Parla Perché Parola Poco Pensata Porta Pena. Le 10 P, altro che le 4 del marketing.

[tags]Marketing, Cellulare, Tariffe, Roaming[/tags]

lug62007

ATA Grandstream HandyTone 486.

HT486Gli adattatori ATA sono adattatori per telefoni analogici: permettono, quindi, di collegare ad una rete xDSL il telefono (tradizionale), che è analogico.
Permettono di superare la tradizionale diffidenza (e difficoltà) degli utonti verso il VOIP.

Ho avuto modo di installare e configurare un ATA Grandstream HandyTone 486.

Dopo qualche problema iniziale con la rete Tiscali (che si risolve, modificando LOCAL SIP PORT. Sembra infatti che l’ATA ignori la sintassi indirizzo:porta), il simpatico giocattolino, funziona alla perfezione. La qualità audio è perfetta. Ci si dimentica che si è in VOIP. Del resto, l’HAG di Fastweb, altro non è che un ATA + ROUTER, quindi esattamente uguale al HT 486.

Limitazioni: (sto cercando di risolvere)

  • è il fatto che il firmware supporti un solo protocollo SIP, e quindi non possa essere utilizzato come “centralino”. Sarebbe un ottimo prodotto.
  • nell’interfaccia web di configurazione non è prevista la possibilità di attivare la modalità DND (Do Not Disturb) direttamente dal WEB, senza passare dal telefono.

Insomma, canone Telecom addio. Voglio una ADSL naked. Nuda. Senza traffico voce. W il VOIP.

[tags]Voip, ADSL, ADSL Naked, Telecom Italia, ATA, Tiscali, Messagenet[/tags]