La PA.
Leggo, via feed, il post di Due Chiacchiere: “destra o sinistra? no, indietro” che cita il pezzo di Repubblica sulla dura vita lavorativa nella pubblica amministrazione.
Io, osservo con i miei occhi, e vivo quell’esperienza, ogni mattina, da circa 20 giorni.
Lavoro come auditor – revisore dei conti – “in servizio” (fortunatamente temporaneo) presso una azienda municipalizzata del Comune di Roma.
La dura vita degli impiegati è la seguente: si timbra alle 8.30 e si riesce; oppure si va in una pausa caffè, fino alle 9.15.
Poi, finalmente, si sale alla postazione lavorativa, si accende il PC, la radio, e si “inizia a lavorare”. Alle 10.30 è l’ora della pausa sigaretta e caffè, fino alle 11.15.
Alle 12.45 è pausa pranzo (spontanea e non autorizzata). Le porte delle stanze si chiudono, si spande un buon profumo e… si pranza… ovviamente, non posso essere ricevuto.
Alle 14.00, pausa pranzo ufficiale, fino alle 15.00; poi pausa caffè (non ufficiale), fino alle 15.15.
Alle 17.00 si spegne il tutto e si va davanti al tornello, perché l’uscita è alle 17.30, dopo una lunga (e dura) giornata di lavoro.
Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Certo ci sono persone che lavorano. Poche.
Questa è la pubblica amministrazione vista da una nuova generazione.